La storia
Durante il 13° secolo, nel luogo oggi occupato dal Teatro Comunale, sorgeva il palazzo del nobile Paolo Romei; alla sua morte, passò ai figli, tra i quali la storia ricorda Angelo, detto Voccacepolla. Costui fu condannato per eresia dall'inquisitore della provincia romana, Fra Bartolomeo da Amelia, e si vide confiscare tutti i beni, palazzo compreso, che furono poi venduti. Gli Amministratori del Comune di Tuscania, che risiedevano al Rivellino, destinarono il palazzo a residenza pro tempore del Podestà, il quale amministrava la giustizia e provvedeva all'ordine pubblico; davanti al palazzo, in mezzo alla piazza, venne collocata la "colonna infame", che ancor oggi può vedersi immediatamente fuori del Teatro, ed alla quale venivano legati i debitori insolventi. Il Podestà esercitava il suo ufficio nel piano superiore del palazzo: al piano terreno vi erano le carceri.

Di fianco al palazzo, venne costruita la torre del Bargello, ridotta nei secoli successivi ad un moncone alto Torre Civica e Teatro Comunale, metà degli anni '30 circa dieci metri, probabilmente a causa di un terremoto; nella prima metà del Settecento, la torre venne ricostruita, utilizzando come base il moncone preesistente: con i suoi 45 metri, era comunque ben visibile da ogni angolo della città. Verso la metà del 18° secolo, la residenza del Podestà venne trasferita in altra sede, e l'ex palazzo Romei venne trasformato in Teatro Comunale: a quell'epoca era dotato della sola platea. Nella seduta consiliare del 5 febbraio 1792, il Gonfaloniere ed i due Anziani sottoposero all'attenzione dei Consiglieri la realizzazione di palchetti in legno nel teatro:"...i palchetti sono troppo necessari: quando i tre del Magistrato, nonche gli altri dell'Ordine nobile o dell'Ordine civico si recano a teatro, non riescono a trovarsi a loro agio, perche in platea devono stare tutti intruppati con la gente anche più vile, che parla sfacciatamente e senza riguardi..."

L'unico intralcio alla realizzazione veniva dalla cassa comunale: non c'era denaro! Ma i 9 scudi e 60 baiocchi occorrenti, come da preventivo, vennero subito reperiti, stornandoli dal fondo accantonato per le feste popolari dei Santi Martiri: il Consiglio, all'unanimità, decise di sopprimere la Corsa degli Anelli, il cui preventivo ammontava appunto a 9 scudi e 60 baiocchi; in questo modo, gli "illustrissimi domini" annullarono per sempre una corsa di cavalli, il "cursus ad anulos", documentato fin dal 15° secolo, che tanto affascinava il popolo tuscanese e che tante liti provocava tra i concorrenti in lizza!

Forse i palchetti non furono definitivi, perchè vennero ristrutturati nella seconda metà dell'Ottocento, ricalcando lo stile allora corrente: erano in legno di color avorio, con decorazioni floreali in oro. In molte delibere di fine teatro comunale, pranzo combattenti per il 4 novembre, prima metà degli anni '20 Ottocento si possono leggere i nomi dei cittadini che contribuirono alla realizzazione dei palchetti, divenendone titolari: la titolarità dei privati durò fino alla Seconda Guerra Mondiale e terminò quando il Teatro venne trasformato in cinematografo.

Nella primavera del 1944, la torre del Bargello subì i cannoneggiamenti degli Alleati che incalzavano i Tedeschi in ritirata; gli effetti dei colpi di cannone, l'innesto male attuato sul moncone settecentesco ed infine le infiltrazioni d'acqua, provenienti dai locali del cinema, provocarono il crollo della torre, nel pomeriggio del 19 agosto 1954. Il giorno prima, qualcuno notò che i numerosissimi colombi, insediati da sempre nelle buche pontaie della torre, erano completamente spariti, ma non dette importanza al fenomeno; alle 14 del giorno seguente, si videro cadere dalla torre alcuni conci di tufo. Immediatamente fu avvisato il messo comunale, che ne dette comunicazione alle autorità: vennero subito convocati tecnici ed amministratori, che ordinarono l'immediato sgombero delle case circostanti; poco dopo, verso le 17, la torre crollava su se stessa, in una nuvola di polvere e con un cupo boato, distruggendo il sottostante Teatro.